IL MIELE FRIULANO
 
 
 
 

Considerato dagli antichi, il nettare degli Dei, da qualche decennio ha trovato rinnovata considerazione per le sue proprietà alimentari, biologiche e coadiuvanti dello stato di salute del corpo umano.
Il miele è il prodotto che le api domestiche elaborano dal nettare dei fiori o da altre sostanze zuccherine presenti sulle piante e che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell'alveare.
La sua composizione chimica e le sue proprietà dipendono dall'origine floreale.
I maggiori zuccheri presenti nel miele, glucosio e fruttosio, sono altamente digeribili e rapidamente assimilati dall'organismo umano.
Oltre agli zuccheri, nel miele sono presenti sali minerali, enzimi acidi e sostanze naturali diverse.
In una corretta alimentazione, si consiglia l'assunzione di 30/40 grammi di miele al giorno.
La cristallizzazione è un fenomeno naturale cui la maggiore parte dei mieli è soggetta entro sei - otto mesi della smielatura.
Solo i mieli ricchi di fruttosio, quali acacia e castagno, rimangono allo stato liquido per tempi maggiori.
La cristallizzazione di un miele è sinonimo di genuinità del prodotto.

L'apicoltura in Friuli
L'apicoltura in Friuli ha origini lontane, basti ricordare che in alcuni sarcofaghi romani rinvenuti ad Aquileia, sono stati trovati vasetti di ceramica contenenti miele ben conservato.
Il Friuli, e con questo si intende il territorio compreso tra I'Isonzo ed il Livenza, ben si presta per la conduzione apistica. Infatti questo lembo di terra che si estende dalle Alpi alla laguna, con fasce intermedie di collina e di pianura, è ancora scarsamente inquinato. I boschi, i prati, i corsi d'acqua, concorrono nel formare una buona zona sotto il profilo nettarifero, tanto che il miele prodotto in Friuli è apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche. Gli apicoltori in Friuli sono circa 1900 con oltre 23.000 alveari. Buona parte di essi aderisce ai Consorzi Apistici Provinciali, che hanno la funzione di promuovere e sviluppare l'apicoltura nell'intero territorio regionale.
A questo scopo i Consorzi organizzano corsi di avviamento e di specializzazione all'apicoltura, nonché convegni anche a carattere internazionale, avvalendosi di specialisti e docenti di varie università ed in particolare di quella degli studi di Udine, Facoltà di Agraria.
In provincia di Udine, dal censimento apistico condotto dal prof. F. Frilli e collaboratori è riferito all'anno 1982, è emerso che i detentori d'api sono 1188 con un patrimonio apistico di 11.296 alveari di cui 214 villici. Gli apicoltori sono disseminati in tutto il territorio provinciale; la maggior parte di essi si trova in pianura ed a ridosso della fascia pedecollinare che va da S. Daniele del Friuli al Cividalese, zona ricca di fioriture primaverili ed il particolare di acacia. L'attività apistica è svolta principalmente dalla categoria dei pensionati, seguita da quella degli operai, dei coltivatori diretti e dai lavoratori dipendenti.
La forma di conduzione prevalente è quella di tipo stanziale, cioè con alveari in postazioni fisse per tutto l'anno, mentre la conduzione nomadistica viene esercitata da diversi semi-professionisti e professionisti della pianura diretti verso la zona pedecollinare e montana, per seguire le fioriture di castagno, tiglio, erica, rododendro e millefiori.
Grazie all'attività del Consorzio ed all'azione promozionale intrapresa dalla Regione per lo sviluppo dell'apicoltura a mezzo di leggi e decreti per la tutela delle api, gli apicoltori friulani possiedono buona attrezzatura apistica, arnie razionali ed una discreta preparazione professionale in merito alla conduzione degli apiari.


 
    
    
    
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