IL POLLINE

Tutte le piante che portano fiori (fanerogame) sono in grado di produrre nettare e polline. Il polline è costituito da granuli microscopici che sono racchiusi nelle antere degli stami dei fiori; all'epoca della fioritura le antere si aprono e liberano il polline che, altro non è che il seme maschile della pianta.
Per opera del vento o degli insetti (chiamati pronubi) il polline viene in contatto con gli organi femminili (pistilli) dei fiori provocando la fecondazione della pianta e, quindi, lo sviluppo del frutto della stessa. Gli insetti pronubi, ed in principale modo l'ape, assicurano la fecondazione del 50-60% delle specie vegetali


  • Protidi: acido glutamminico, arginina, lisina, metionina, valina ecc. ecc.
  • Glucidi
  • Tutti gli aminoacidi indispensabili per l'organismo
  • Oligoelementi: potassio, magnesio, calcio, fosforo, silicio, zolfo, rame, manganese, ferro, e cloro
  • Un importante complesso di tutte le principali vitamine (B1. B2, B3, B7, B9, C, D, E4 e protovitamina A)
  • Rene:
azione diuretica
  • Enzimi. fosfatasi, amilasi ed invertasi


In natura esistono diversi tipi di polline e, quindi, diverse possono essere le proprietà specifiche

COME SI CONSUMA
 

Il polline si consuma al naturale, alla dose di 20 g. al giorno per una persona adulta, può essere consumato spalmato su fette biscottate al burro, miele o marmellata, la mattina a digiuno.
Per coloro che non ne amano il gusto è possibile polverizzarlo e berlo in sospensione in un succo di frutta, la mattina a digiuno.
Il polline ha proprietà antibiotiche sulla flora intestinale patogena ed è, inoltre, un forte attivatore della crescita.
Una cura ha la durata minima di un mese, ma può essere continuata per tre mesi due volte all'anno, oppure, una volta stabilita la dose individuale adatta, si può continuare indefinitamente, senza interruzioni. I soggetti sani possono consumare polline per compensare eventuali insufficienze vitaminiche, di sali minerali, di aminoacidi, in periodo di affaticamento, gravidanza e allattamento.

 
IL (o la) PROPOLI
 

Il Propoli è costituito da una miscela di sostanze resinose gommose e balsamiche, che le api raccolgono sulle gemme o sulla corteccia di certe piante e trasformano aggiungendovi delle secrezioni proprie.
Le principali essenze lignee dalle quali raccolgono le resine sono: pioppo, betulla, ippocastano, ontano, susino, ciliegio, girasole, salice, olmo, conifere ed altre.
II propoli contiene sostanze battericidi, fungicidi, antiossidanti e sostanze che inibiscono la germinazione dei vegetali. È solubile, o meglio, la maggior parte dei suoi componenti sono solubili in alcool, etere, ammoniaca, acetone, benzene; è di colore variabile dal giallo chiaro al verde scuro, sprigiona un odore balsamico alla combustione ed il suo sapore è acre.
Proprietà.
Molteplici sono le proprietà terapeutiche di tale sostanza, numerose sperimentazioni hanno dimostrato che il propoli, in soluzione alcolica alla concentrazione del 10-20%, ha la capacità di inibire lo sviluppo di vari ceppi batterici Gram positivi, svolge anche un'azione fungicida essendo in grado di combattere infezioni da Candida, saccaromiceti e microspore sia sull'uomo che sugli animali.
II propoli ha proprietà antivirali, svolgendo un'azione inibitoria nei confronti di alcuni tipi di herpes; da sempre, inoltre, è stato impiegato, sottoforma di unguento, cicatrizzante grazie alla notevole capacità di stimolo della rigenerazione dei tessuti in caso di ferite e piaghe.
Oltre a queste proprietà il propoli, assunta per via interna, migliorerebbe la secrezione dei succhi gastrici, è diuretico, favorisce l'assimilazione della vitamina C, funge da antisilene per l'effetto antiossidante e attivante dei complessi enzimatici.
Attualmente il maggior impiego del propoli rimane, comunque, quello esterno come disinfettante, cicatrizzante e lenitivo, attraverso soluzioni, unguenti e pomate

 
 
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